﻿{"id":4047,"date":"2020-11-25T14:36:36","date_gmt":"2020-11-25T13:36:36","guid":{"rendered":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2020\/11\/24-11-2020-contributo-dell-ambasciatore\/"},"modified":"2020-11-25T14:36:36","modified_gmt":"2020-11-25T13:36:36","slug":"24-11-2020-contributo-dell-ambasciatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2020\/11\/24-11-2020-contributo-dell-ambasciatore\/","title":{"rendered":"24.11.2020: Saluto dell&#8217;Ambasciatore Luigi Mattiolo in occasione dell&#8217;Apertura del semestre invernale 2020-2021, Italienzentrum (Freie Universit\u00e4t Berlin): &#8220;Diversi ma insieme: il ruolo della Diplomazia culturale nel contesto della pandemia europea&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Sehr geehrter Herr Professor Bertram,<br \/>Caro Professor Huss,<br \/>Sehr geehrter Herr Doktor Grieshop,<br \/>Cari studenti, dottorandi, ricercatori e amici dell\u2019Italienzentrum:<\/p>\n<p>Sono lieto di ritrovarvi all\u2019inaugurazione del Wintersemester dell\u2019Italienzentrum: una bella consuetudine, quest\u2019anno per la prima volta in formato digitale, cosa che tuttavia ci consente di raggiungere tanti appassionati della lingua e della cultura italiana in tutta la Germania. Saluto quanti di voi si sono collegati da oltre una decina di Universit\u00e0 tedesche, e anche gli amici dell\u2019Istituto italiano di Cultura di Berlino, con i quali la collaborazione \u00e8 costante e proficua.<\/p>\n<p>Vorrei ringraziare innanzitutto l\u2019Italienzentrum per le iniziative di solidariet\u00e0 promosse durante la prima ondata della pandemia. E per avere costantemente adattato i formati di divulgazione scientifica &#8211; con quindici incontri promossi nel corso del 2020 &#8211; in questi mesi cos\u00ec imprevedibili.<\/p>\n<p>\u00c8 passato poco pi\u00f9 di un anno da quando partecipai all\u2019apertura del \u201cWintersemester\u201d del 2019. Da allora, il nostro mondo, le nostre abitudini, le nostre prospettive sul futuro, sono state sconvolte dalla pandemia. Proprio un anno fa, nel mese di novembre, si registravano i primi casi di Coronavirus in Cina. Da allora non lavoriamo e non studiamo pi\u00f9 come prima.<\/p>\n<p>La pandemia rappresenta una cesura storica la cui portata deve essere ancora pienamente compresa, riflettendosi in tutti gli ambiti delle attivit\u00e0 umane, dall\u2019economia alla cultura, dalla politica all\u2019istruzione e naturalmente anche nella diplomazia.<\/p>\n<p>Tanto quanto, esattamente trent\u2019anni fa, la riunificazione tedesca ed europea rappresentavano una cesura positiva, suscitando speranze e ottimismo per l\u2019inizio di una nuova fase storica di globalizzazione e integrazione economica, tanto oggi la pandemia ha sollecitato l\u2019immaginario del de-coupling e ha reso la vita profondamente \u201clocale\u201d. In pochi mesi, abbiamo sofferto un\u2019improvvisa contrazione del commercio internazionale (per la Germania: la pi\u00f9 forte contrazione mensile dal 1950), la sospensione delle libert\u00e0 di circolazione di merci e delle persone, la chiusura delle frontiere franco-tedesche lungo il Reno, il ripristino dei controlli all\u2019interno delle frontiere aeroportuali dell\u2019Unione, e &#8211; in casi fortunatamente limitati nel tempo &#8211; il ritorno alle licenze di import-export.<\/p>\n<p>Le domande che ci vogliamo porre nella nostra riflessione di questa sera \u00e8: che cosa significa la pandemia per la diplomazia e in particolare per la diplomazia culturale in Europa? Ci troviamo davvero in una \u201cWettbewerb der Narrativen\u201d, in un contesto di competizione fra \u201cnarrazioni\u201d contrastanti, sulla pandemia, e sul ruolo di ciascun Paese all\u2019interno della pandemia?<\/p>\n<p>Certamente s\u00ec. Un morbo altamente contagioso e potenzialmente letale non solo divide i cittadini ma anche gli Stati. Lo fa nella maniera pi\u00f9 subdola, imponendo ai singoli l\u2019isolamento sociale per motivi di prevenzione sanitaria, ma anche esasperando gli stereotipi, scatenando pregiudizi latenti, stigmatizzando i contagiati, che di volta in volta sono \u201ci giovani incoscienti\u201d, \u201ci cinesi untori\u201d, \u201cgli Stati del Sud disorganizzati\u201d. La pandemia ha creato un \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201d e il bisogno di rifugiarsi in facili identit\u00e0 collettive.<\/p>\n<p>Questo riflesso istintivo di trovare rifugio nel proprio \u201chortus conclusus\u201d direbbero gli antichi, nella propria \u201ccomfort zone\u201d, si direbbe oggi, non \u00e8 certo una novit\u00e0. Boccaccio apre il suo \u201cDecamerone\u201d descrivendo i devastanti effetti sociali della peste nera a Firenze nel 1348, dove il sospetto e gli istinti di sopravvivenza si insinuavano fin nei pi\u00fa profondi affetti, lacerando le famiglie: \u201cE lasciamo stare che l\u2019uno cittadino l\u2019altro schifasse e quasi niuno vicino avesse dell\u2019altro cura e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con s\u00ec fatto spavento questa tribulazione entrata ne\u2019 petti degli uomini e delle donne, che l\u2019un fratello l\u2019altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito (\u2026) . Sappiamo inoltre che il terrore del contagio e la sensazione di disfacimento suscitati dalla malattia pandemica \u00e8 un \u201ctopos\u201d della letteratura occidentale, penso al racconto \u201cla Maschera Rossa\u201d di Edgar Allan Poe o al romanzo\u201d Morte a Venezia\u201d di Thomas Mann.<\/p>\n<p>Questa pandemia \u00e8 stata indubbiamente un \u201cmomento della verit\u00e0\u201da livello individuale e collettivo. Ha ricordato a generazioni di giovani europei abituati ad acquistare un biglietto aereo con la stessa facilit\u00e0 con cui si ordina un libro su Amazon, che le frontiere possono ritornare, e che la libera circolazione delle persone non \u00e8 un \u201cdiritto acquisito\u201d, ma una sofferta conquista che abbiamo raggiunto al termine di un percorso di integrazione europea durato quarant\u2019anni.<\/p>\n<p>Nel 1985, quando vennero firmati gli Accordi di Schengen, ricordo l\u2019amarezza con cui molti italiani realizzarono che l\u2019Italia non sarebbe stata inclusa nel primo gruppo \u201cdi testa\u201d dei Paesi che avrebbero beneficiato della libera circolazione delle persone. Ma ricordo anche il senso di rivincita quando l\u2019Italia ader\u00ec agli Accordi di Schengen nel 1990. Oggi, trent\u2019anni dopo, sembra storia antica. Eppure, \u00e8 passata soltanto una generazione da allora. La generazione di molti di voi che si sono connessi questa sera: la \u201cGenerazione Erasmus\u201d.<\/p>\n<p>E vorrei pertanto esprimere vicinanza e affetto ai tanti studenti Erasmus che hanno deciso di trascorrere il proprio semestre di scambio qui in Germania \u201ccontro i venti e le maree\u201d. Sognando un semestre di studio e un\u2019esperienza di vita, che purtroppo sono stati limitati &#8211; ma spero non annullati &#8211; dalle circostanze della pandemia, e dal ricorso obbligatorio a piattaforme digitali.<\/p>\n<p>Sul piano delle relazioni internazionali, la \u201cprima ondata\u201d in Europa ha comportato momento iniziale di smarrimento, che ha sopraffatto molti di noi. Sono scattati, anche qui in Germania, meccanismi di autoprotezione che in Europa non vedevamo da decenni. Eppure, proprio i trent\u2019anni della riunificazione tedesca ci insegnano questo: che una crisi senza confini non pu\u00f2 essere risolta edificando nuovi \u201cMuri\u201d fra di noi. N\u00e9 per difenderci dallo \u201cStraniero\u201d che vorrebbe entrare, n\u00e9 &#8211; come ai tempi del Muro di Berlino &#8211; per trattenere i cittadini all\u2019interno.<\/p>\n<p>Purtroppo, il pi\u00f9 atavico dei sentimenti umani &#8211; la paura &#8211; genera sospetto. E il sospetto induce alla chiusura. \u00c8 stato un graduale slittamento su un piano gi\u00e0 inclinato dall\u2019emergenza, ma che ha portato a parlare di \u201cvirus cinese\u201d e &#8211; qui in Europa &#8211; ha innescato in vista della stagione turistica estiva una paradossale rincorsa \u201cal rialzo\u201d fra chi riusciva a esibire il minor numero di positivi COVID.<\/p>\n<p>Nel mese di aprile hanno cominciato a diffondersi insinuazioni su presunti \u201caccordi segreti\u201d per costituire corridoi preferenziali per le vacanze estive. Fortunatamente, una tempestiva iniziativa del Governo tedesco per riportare alla luce e in un quadro di collaborazione europea il coordinamento della modulazione dei \u201cconsigli di viaggio\u201d per i turisti ha rapidamente silenziato questi \u201cgiocatori d\u2019azzardo\u201d.<\/p>\n<p>I canali della diplomazia tradizionale hanno funzionato. Altrettanto importante \u00e8 stata la \u201cpublic diplomacy\u201d. Perch\u00e9 nel nostro mestiere \u00e8 tanto importante il riferire, quanto il \u201ccomunicare\u201d. Ricorderete l\u2019intervista del Presidente Conte su ARD in prima serata il 31 marzo 2020, i successivi interventi sulla stampa tedesca e l\u2019iniziativa di solidariet\u00e0 \u201cWe Are in This Together\u201d, con cui deputati di diversi partiti tedeschi hanno sottoscritto il 22 aprile dinanzi alla nostra Ambasciata un appello che ha poi raccolto oltre 25.000 adesioni online.<\/p>\n<p>Dietro tutto questo, vi \u00e8 una diplomazia attenta agli aspetti culturali e specialmente ai valori fondanti del vivere comune in Europa. Penso che questo tipo di diplomazia abbia consentito, con la discrezione e il \u201cdietro le quinte\u201d tipico di questi interventi, di orientare la politica lontano da scorciatoie di \u201cgiochi a somma zero\u201d e in direzione di equilibri cooperativi.<\/p>\n<p>La nostra azione ha potuto fare affidamento e trovare alimento in uno dei pochi effetti collaterali positivi del Covid-19: la crescente consapevolezza che questa crisi assumeva dei contorni globali di giorno in giorno e che l\u2019altezza della sfida sanitaria, economica, finanziaria e sociale era tale da non poter essere affrontata da nessun paese singolarmente, men che mai in Europa, un Continente ormai interconnesso e integrato in profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo sentimento ha preso forma in numerosi Paesi europei e in primo luogo in Germania, dove ha preso le mosse dalla valutazione che &#8211; a differenza della crisi finanziaria del 2010 (che molti partner UE avevano imputato anche a una disinvolta gestione delle finanze pubbliche in altri Paesi dell\u2019Eurozona) &#8211; la crisi attuale non fosse imputabile a nessuno; che fosse appunto \u201cUnschuldig\u201d, una parola della lingua tedesca che in questi mesi ho imparato a conoscere e soprattutto ad apprezzare, perch\u00e9 \u00e8 stato il fattore scatenante di una inedita narrativa positiva, di un autentico cambio di paradigma che ha condotto a concordare al Consiglio europeo del luglio scorso quel complesso dispositivo di misure di contenimento dei danni provocati dalla pandemia e di rilancio dell\u2019Europa che va sotto il nome, a voi cos\u00ec confacente, di \u201cNext Generation EU\u201d.<\/p>\n<p>Di fronte a questa dimostrazione del potere della narrativa, di cui la diplomazia culturale si fa veicolo consapevole, permettetemi di concludere questa riflessione guardando con ottimismo alla fine della pandemia e al ruolo che nel post-pandemia avr\u00e0 la diplomazia culturale, come \u201cpolitica estera delle societ\u00e0 civili\u201d (per usare la definizione data da Ralf Dahrendorf alla Ostpolitik tedesca degli Anni \u201870).<\/p>\n<p>La pandemia ha prodotto narrazioni diverse in diversi Paesi. La prospettiva di circoscrivere la vita pubblica per ridurre la diffusione del virus, l\u2019opportunit\u00e0 di limitare i diritti fondamentali dei cittadini e il delicato equilibrio fra diritto alla salute e tutela della libert\u00e0 di espressione sono ancora oggi ampiamente discusse. Il modello svedese, un tempo ammirato, \u00e8 ora valutato criticamente; Paesi come l\u2019Austria che durante la prima ondata esibivano un numero limitato di casi, con iniziative \u201cbandiera\u201d come le \u201cSmart Seven Nations\u201d, stanno affrontando ora un lockdown tra i pi\u00f9 severi in Europa. L\u2019Italia stessa, da essere epicentro della pandemia, \u00e8 stata per diversi mesi esempio brillante di contenimento di successo prima di essere nuovamente colpita in pieno dalla seconda ondata.<\/p>\n<p>Sebbene la situazione sia in evoluzione, osserviamo gi\u00e0 ora come anche in questa seconda ondata, si diffondendo nuovamente narrative distorte. Le linee di frattura rischiano di riproporsi, anche se non specularmente, anche sulle decisioni nel contenimento della pandemia. Per questo motivo vedo un ampio margine di intervento per la diplomazia culturale: la storia deve ancora essere scritta, siamo ancora in tempo per evitare una storiografia della pandemia che distingua tra untori e unti, tra vincitori e vinti, tra stigmatizzati e sani, tra efficienti e disorganizzati.<\/p>\n<p>In estrema sintesi, possiamo ancora evitare una storiografia della pandemia che si riduca a un \u201cgioco a somma zero\u201d fra chi vince e chi perde.<\/p>\n<p>Tutte queste categorie troveranno una loro collocazione quando l\u2019evidenza scientifica ci consentir\u00e0 di acclarare la genesi della pandemia, e le dinamiche della diffusione iniziale del virus potranno essere pienamente accertate. Ma &#8211; in attesa di questo &#8211; la diplomazia pu\u00f2 &#8211; e deve, a mio avviso &#8211; adoperarsi affinch\u00e9 questa cesura storica venga ricordata con stigma nazionali come fu con \u201cla Spagnola\u201d esattamente un secolo orsono. In questa paziente, ma tenace, opera di divulgazione, anche istituzioni di ricerca e di formazione come l\u2019Italienzentrum possono svolgere un ruolo fondamentale e farsi \u201cAmbasciatori della cultura\u201d. Perch\u00e9 \u00e8 questo il ruolo, in ultima istanza, della diplomazia culturale: non alimentare polemiche o argomentare conflitti, bens\u00ec contribuire alla ricerca della verit\u00e0 e all\u2019affermazione della giustizia.<\/p>\n<p>Vi auguro un Wintersemester pieno di scambi fruttuosi fra Italia e Germania, utilizzando quelle tecnologie digitali che gi\u00e0 in quest\u2019anno siete riusciti a dominare. E soprattutto auguro a voi e a me stesso di inaugurare nel 2021 il prossimo Wintersemester ritornando, come fu nell\u2019ottobre del 2019, nella vostra bella sede di Dahlem.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sehr geehrter Herr Professor Bertram,Caro Professor Huss,Sehr geehrter Herr Doktor Grieshop,Cari studenti, dottorandi, ricercatori e amici dell\u2019Italienzentrum: Sono lieto di ritrovarvi all\u2019inaugurazione del Wintersemester dell\u2019Italienzentrum: una bella consuetudine, quest\u2019anno per la prima volta in formato digitale, cosa che tuttavia ci consente di raggiungere tanti appassionati della lingua e della cultura italiana in tutta la Germania. 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