﻿{"id":4226,"date":"2019-10-15T12:02:51","date_gmt":"2019-10-15T10:02:51","guid":{"rendered":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2019\/10\/14-10-2019-intervento-dell-ambasciatore\/"},"modified":"2019-10-15T12:02:51","modified_gmt":"2019-10-15T10:02:51","slug":"14-10-2019-intervento-dell-ambasciatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2019\/10\/14-10-2019-intervento-dell-ambasciatore\/","title":{"rendered":"14.10.2019, ore 18.00: Intervento dell\u2019Ambasciatore Mattiolo all\u2019inaugurazione del Semestre Accademico dell\u2019Italienzentrum (Freie Universit\u00e4t Berlin)"},"content":{"rendered":"<p>Sehr geehrter Herr Pr\u00e4sident, Professor Doktor G\u00fcnter Ziegler,<br \/>Sehr geehrter Herr Dekan, Professor Doktor Georg Bertram,<br \/>Sehr geehrter Herr Direktor, Professor Doktor Bernhard Huss,<br \/>cara Direttrice Michela De Riso,<\/p>\n<p>es ist f\u00fcr mich eine Ehre und eine Freude, das Programm des Wintersemesters des Italienzentrums zu er\u00f6ffnen.<\/p>\n<p>L\u2019Italienzentrum \u00e8 un partner strategico dell\u2019Ambasciata e dell\u2019Istituto italiano di Cultura a Berlino da pi\u00f9 di vent\u2019anni. Essere qui oggi \u00e8 anche un modo per dirvi <strong>tre volte grazie<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Grazie<\/strong> per il vostro impegno costante nel rafforzare le collaborazioni nella ricerca e nell\u2019insegnamento tra le Universit\u00e0 di Berlino e Potsdam e gli Atenei Italiani.<br \/>Le statistiche italiane della Banca Dati CINECA confermano che la Freie Universit\u00e4t Berlin \u00e8 la prima Universit\u00e0 tedesca per numero di accordi di collaborazione con Atenei italiani. Credo che a questo risultato contribuisca ampiamente il vostro Centro Studi Italia, che da pi\u00f9 di un ventennio fa della interdisciplinariet\u00e0 uno dei propri punti di forza.<\/p>\n<p><strong>Grazie<\/strong> anche per contribuire sempre con grande entusiasmo alle iniziative promosse dall\u2019Ambasciata e dall\u2019Istituto italiano di Cultura. Ad esempio, il prossimo <strong>venerd\u00ec 25 ottobre<\/strong>, quando in Ambasciata si incontreranno gli studenti delle Universit\u00e0 italiane che stanno studiando presso un ateneo tedesco grazie al programma di scambio <strong>Erasmus+<\/strong>. Oggi l\u2019Italia si trova oggi al secondo posto dopo la Francia quale Paese di origine degli studenti Erasmus in Germania: la crescita, dal 2012, quando eravamo in quinta posizione, \u00e8 stata esponenziale, con incrementi superiori al 75% ed un numero di studenti in scambio che ogni anno ormai supera le 4.000 unit\u00e0. Di questi, so che un numero importante \u00e8 presso le Universit\u00e0 berlinesi.<\/p>\n<p>Un sentito \u201c<strong>Grazie!<\/strong>\u201d anche per questo, per dare ospitalit\u00e0 ed accoglienza ai nostri studenti italiani. Alla \u201cGenerazione Erasmus\u201d, oggi quattro milioni di cittadini europei, l\u2019esperienza di scambio universitario ha spesso cambiato la vita, talvolta l\u2019ha migliorata, e sempre le ha dischiuso nuovi e pi\u00f9 ampi orizzonti.<br \/>Quella di oggi \u00e8 una doppia inaugurazione: la prima \u00e8 quella del vostro <strong>semestre invernale<\/strong>, che poi non \u00e8 altro che un arrivederci a presto, perch\u00e9 proseguiremo gi\u00e0 il 26 ottobre a Potsdam con l\u2019Assemblea Annuale della Dante Gesellschaft, fondata nel 1865 e dunque il pi\u00f9 antico sodalizio di studi dedicati a Dante. Sar\u00e0 un bel modo per iniziare a prepararci per il 2021, Anno del Settecentenario della scomparsa del grande poeta italiano.<\/p>\n<p>Oggi inauguriamo anche le attivit\u00e0 della <strong>Settimana della Lingua italiana nel mondo<\/strong>, che inizier\u00e0 il 21 ottobre prossimo e che dal 2001 rappresenta una rassegna annuale in cui promuovere la nostra lingua nelle sue pi\u00f9 varie sfaccettature.<br \/>Quest\u2019anno oltre un migliaio di attivit\u00e0 saranno promosse in tutto il mondo da Ambasciate e Consolati sull\u2019Italiano del Palcoscenico, particolarmente pregnante qui in Germania considerata la ampia diffusione dell\u2019operismo italiano nei Paesi di lingua tedesca, fin dal Seicento.<br \/>Alcuni compositori, come Handel e Haydin, hanno musicato le loro opere quasi esclusivamente in Italiano. Nei secoli, l&#8217;opera italiana ha dominato incontrastata nelle Corti della Germania odierna in citt\u00e0 quali Berlino, Dresda, Stoccarda, Monaco. E anche oggi, guardando i palinsesti dei teatri berlinesi, che hanno inaugurato la propria stagione autunnale solo con opere italiane, ci fa piacere pensare che sia ancora cos\u00ec.<br \/>Ci rifletteremo assieme al Professor Filipponio il <strong>23 ottobre prossimo all\u2019Ambasciata Svizzera<\/strong>, ringraziando sentitamente la Direttrice dell\u2019Istituto italiano di Cultura, Michela De Riso, per aver promosso questa iniziativa.<\/p>\n<p>L\u2019Italiano \u00e8 ancora per i tedeschi &#8211; come la definiva <strong>Thomas Mann<\/strong> nelle sue <em>Confessioni del cavaliere d&#8217;industria Felix Krull<\/em> &#8211; \u201cLa lingua celeste parlata dagli angeli nel cielo\u201d? Lo scopriremo la prossima settimana.<\/p>\n<p>Vengo ora al tema che abbiamo scelto per la nostra conversazione di oggi, \u201c<strong>il soft power dell\u2019Italia<\/strong>\u201d, un tema a cui abbiamo dedicato anche un momento di riflessione il 25 luglio a Roma in occasione della Conferenza degli Ambasciatori. Penso che sia un tema di interesse anche accademico, perch\u00e9 proprio nel 2020 ricorrer\u00e0 il trentennale della \u201cinvenzione\u201d di questo termine, da parte del politologo americano <strong>Joseph Nye<\/strong>, che lo defin\u00ec come \u201cil potere di seduzione che uno Stato esercita sugli altri\u201d. <strong>Il soft power seduce, nell\u2019etimologia latina del termine: conduce a s\u00e9<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019accezione del termine \u00e8 certamente pi\u00f9 antica, e se ne trova traccia nella nota \u201cdisputa\u201d del Principe di Macchiavelli, \u201c<em>se elli \u00e8 meglio essere amato che temuto, o \u00e8 converso<\/em>\u201d.<br \/>Il poeta e filosofo tedesco <strong>Friedrich von Schiller<\/strong> considerava il potere come \u2018<em>la retorica pi\u00f9 persuasiva<\/em>\u2019. In linea con la tradizione dell\u2019idealismo tedesco, Schiller sublimava l\u2019estetica del potere, assieme agli effetti collaterali di bramosia e hybris che spingono l\u2019uomo verso un\u2019ascesa irresistibile, oppure verso la rovina.<br \/>Il potere \u00e8, dunque, un discorso seducente. Tuttavia, <em>anche un discorso seducente \u00e8 potere<\/em>. Si tratta in fondo di un assunto che, nella tradizione del pensiero occidentale, risale alla scuola dei filosofi sofisti nella Grecia della met\u00e0 del quinto secolo avanti Cristo e, con varie modalit\u00e0, \u00e8 stato analizzato dalla tradizione realista, da quella marxista e post-strutturalista.<\/p>\n<p><strong>Joseph Nye<\/strong>, prima in un articolo uscito nel 1990 su Foreign Policy e poi in un fortunatissimo libro del 2004 con l\u2019intento di correggere la visione realista della politica di potenza, sostiene che un discorso seducente, in grado di cooptare e condizionare il comportamento altrui, non solo rappresenti la chiave del \u2018successo\u2019 ma ci dovrebbe portare a rivedere radicalmente la natura stessa dell\u2019esercizio del potere.<\/p>\n<p>Mentre abbiamo tutti una certa familiarit\u00e0 con il potere brutale e coercitivo &#8211; sostiene Nye &#8211; siamo poco portati a considerare la sua versione \u2018<em>soft<\/em>\u2019: a differenza del potere \u2018<em>hard<\/em>\u2019 che si basa sulla capacit\u00e0 di modificare \u2018<em>quello che gli altri fanno<\/em>\u2019, il potere \u2018<strong>soft<\/strong>\u2019 sarebbe in grado di modificare \u2018<em>quello che gli altri vogliono<\/em>\u2019.<\/p>\n<p>Il filo rosso che lega i vari stadi dello sviluppo della tesi di Nye \u00e8 \u2018<strong>l\u2019attrazione<\/strong>\u2019: la capacit\u00e0 di sedurre attraverso la produzione culturale e cinematografica, le universit\u00e0, l\u2019innovazione, la tecnologia, lo stile di vita &#8211; insomma, un discorso su un modello culturale che attragga e seduca gli altri, portandoli a voler essere come te e &#8211; capovolgendo il consiglio di Macchiavelli al Principe &#8211; ad amarti piuttosto che temerti.<br \/>Per raggiungere tale traguardo, il Soft Power non pu\u00f2 tuttavia limitarsi a sfruttare pigre rendite di posizione, come quelle relative al \u201cprestigio culturale\u201d e alla bellezza di un Paese. Ha bisogno di istituzioni che lo incanalino verso obiettivi di policy determinati.<\/p>\n<p>Nel Ventesimo secolo, campione indiscusso del Soft Power sono stati gli <strong>Stati Uniti<\/strong>: per quanto importanti sia stato il potere militare a porre le basi del successo dell\u2019Occidente nella Guerra fredda, \u00e8 stato il fascino economico e culturale a conquistare veramente i cuori e le menti di gran parte dei giovani dell\u2019Europa dell\u2019Est. Un rapporto che Washington ha coltivato con una pluralit\u00e0 di strumenti, come Radio Free Europe, fondata nel 1950, o come il Film Liaison Office del Ministero della Difesa, che ha il compito di promuovere i rapporti fra il Pentagono e i produttori cinematografici di Hollywood, e che negli anni ha partecipato alla realizzazione di decine di pellicole, come Top Gun e Iron Man.<\/p>\n<p>Anche la <strong>Germania contemporanea<\/strong> ha un suo \u201c<em>soft power<\/em>\u201d, che affonda le sue radici nella Repubblica di Weimar: nel 2020 si celebreranno i cento anni dalla fondazione della \u201cAusw\u00e4rtige Kultur und Bildungspolitik\u201d, con la costituzione di un Dipartimento ad hoc presso il Ministero degli Esteri.<br \/>Oggi, la politica estera culturale della Germania si contraddistingue per un assetto marcatamente decentrato, con una pluralit\u00e0 di soggetti che concorrono alla sua elaborazione, e al tempo stesso per una sua forte impronta \u201cvaloriale\u201d.<br \/>Gli Istituti Goethe all\u2019estero, ma anche l\u2019Institut f\u00fcr Aussenbeziehungen di Stoccarda, non si limitano a promuovere la lingua, l\u2019arte e la cultura tedesca, ma ne salvaguardano anche il carattere di societ\u00e0 aperta, favorendo anche l\u2019ingresso di artisti di altri Paesi.<br \/>Cito solo due esempi per tutti: la <strong>Martin-Roth-Initiative<\/strong>, che offre asilo in Germania a intellettuali stranieri, che si sentono minacciati nei propri Paesi di origine nell\u2019esercizio della propria libert\u00e0 di espressione; l\u2019importante lavoro che i 160 Uffici esteri del Goethe svolgono nel settore della mobilit\u00e0 professionale, anche in Italia, nei settori delle industrie creative. Grazie al suo visitors\u2019 programme, il Goethe Institut attira ogni anno in Germania oltre un migliaio di personalit\u00e0 estere &#8211; artisti affermati e \u201cyoung leaders\u201d &#8211; da tutto il mondo.<\/p>\n<p>In Germania, la politica estera culturale ha gi\u00e0 da tempo esteso il proprio ambito da quello originario della promozione della lingua e della cultura tedesca a quello di strumento di interconnessione fra societ\u00e0 civili e di attrazione di \u201cenergie vive\u201d da altri contesti culturali: basti pensare al Berliner K\u00fcnstlerprogramm, di cui hanno beneficiato dal 1964 oltre un migliaio di artisti da tutto il mondo, e che ha contribuito a rendere la capitale tedesca uno dei riferimenti mondiali dell\u2019arte contemporanea.<\/p>\n<p>Fra i Paesi prioritari della politica estera culturale della Germania &#8211; che complessivamente pu\u00f2 contare su un budget di 1,87 miliardi di euro l\u2019anno, distribuiti fra i Ministeri degli Esteri, della Cultura e della Ricerca &#8211; vi \u00e8 proprio l\u2019Italia: la rete delle ventiquattro istituzioni culturali tedesche nel nostro Paese &#8211; che conta Istituti Max Planck, Residenze d\u2019artista e Accademie delle belle arti &#8211; \u00e8 la pi\u00f9 ampia al mondo.<\/p>\n<p><strong>Veniamo ora all\u2019Italia.<\/strong> I suoi istituti esteri di \u201c<em>diplomazia d\u2019influenza<\/em>\u201d nascono in varie fasi tra il <strong>1889<\/strong>, anno di fondazione della Societ\u00e0 Dante Alighieri grazie all\u2019iniziativa del poeta Giosu\u00e8 Carducci, il <strong>1919<\/strong>, anno di costituzione dell\u2019Ente italiano per il Turismo, il <strong>1926<\/strong> &#8211; quando vengono fondati i primi Istituti di Cultura Italiana all\u2019Estero &#8211; e il <strong>1934<\/strong>, anno di inizio delle trasmissioni in Nordamerica dell\u2019Ente radiofonico EIAR.<br \/>L\u2019Italia, infatti, fu uno dei primi Paesi al mondo a introdurre un servizio radiofonico per i propri cittadini residenti all\u2019estero. In questa fase fondativa, gli istituti di \u201cdiplomazia d\u2019influenza\u201d erano rivolti innanzitutto alla salvaguardia dell\u2019identit\u00e0 italiana nelle comunit\u00e0 emigrate e &#8211; nel periodo fascista &#8211; alla propaganda ideologica in favore del regime.<\/p>\n<p>Nell\u2019Italia Repubblicana, i processi di riforma hanno riguardato in primo luogo le componenti interne della nostra politica culturale, piuttosto che quelle estere. Nel <strong>1946<\/strong>, i padri costituenti decidono &#8211; dimostrando una notevole carica innovativa &#8211; di iscrivere nella Costituzione italiana la promozione della cultura, al suo articolo 9 che cito testualmente: \u201c<em>La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 uno dei passaggi pi\u00f9 interessanti della nostra Carta Costituzionale, per tre motivi:<\/p>\n<p><strong>1)<\/strong> perch\u00e9 attribuisce i compiti di promozione culturale e scientifica alla Repubblica, e non allo Stato o al Governo, ma a tutte le istituzioni repubblicane, pubbliche e private, ponendo le basi per un assetto organizzativo \u201cdecentrato\u201d e improntato al principio di sussidiariet\u00e0 che ci avvicina pi\u00f9 alla Germania che alla Francia;<br \/><strong>2)<\/strong> perch\u00e9 tiene assieme i compiti di tutela e di salvaguardia del patrimonio, con quelli di promozione attiva del medesimo. Sar\u00e0 un tema che ritorner\u00e0 prepotentemente alla ribalta nel <strong>2016<\/strong>, quando il Governo metter\u00e0 mano alla riorganizzazione dei Musei statali. Ne parleremo fra poco.<br \/><strong>3)<\/strong> perch\u00e9 tiene assieme &#8211; dimostrando un\u2019originalit\u00e0 che ci accomuna a pochissimi Paesi al mondo &#8211; patrimonio culturale e paesaggistico. In questo senso anticipa di venticinque anni la <strong>Convenzione UNESCO<\/strong> (del 1972) sul patrimonio mondiale, culturale e naturale, dell\u2019Umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel <strong>1974<\/strong>, con Giovanni Spadolini, venne istituto il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, che raccolse le competenze e le funzioni in materia che erano prima del Ministero della Pubblica Istruzione (Antichit\u00e0 e Belle Arti, Accademie e Biblioteche), Ministero degli Interni (Archivi di Stato) e della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Discoteca di Stato, editoria libraria e diffusione della cultura).<br \/>Solo nel <strong>1986<\/strong>, venne istituito un Ministero dell\u2019Ambiente autonomo.<\/p>\n<p>Nei suoi primi quarantacinque anni, il Ministero dei Beni Culturali \u00e8 passato attraverso diverse stagioni di riforma, ma ve ne cito solo le principali due:<\/p>\n<p>a) l\u2019istituzione nel <strong>2009<\/strong> di una Direzione Generale ad hoc \u201cper la valorizzazione del Patrimonio Culturale\u201d, con lo scopo di garantire una maggiore conoscibilit\u00e0 e fruibilit\u00e0 dei beni culturali, e di una seconda Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l\u2019Architettura e l\u2019Arte Contemporanee, poi divenuta nel 2019 Direzione generale \u201c<em>Creativit\u00e0 contemporanea e rigenerazione urbana<\/em>\u201d.<br \/>\u00c8 stato il primo tentativo di promuovere un passaggio da una visione esclusivamente \u201corientata al passato\u201d della salvaguardia dei beni culturali, e dei loro numerosi \u201cvincoli di tutela\u201d, per giungere ad una visione pi\u00f9 moderna, che includa anche la promozione dell\u2019arte contemporanea e delle energie pi\u00f9 vive del Paese. Per dirla con Goethe nel suo Faust \u201c<em>Ci\u00f2 che hai ereditato dai padri, sviluppalo, se vuoi possederlo davvero<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>b) nel <strong>2016<\/strong>, la prima riforma organica dei Musei Statali, divenuti istituti autonomi (erano nati come Uffici periferici delle sovrintendenze). Oggi grazie a tale riforma, i 358 Musei Statali &#8211; 32 autonomi e 326 afferenti ai 17 Poli Museali regionali &#8211; hanno finalmente un interlocutore unico nella definizione delle responsabilit\u00e0 di tutela, nella sola Soprintendenza per l\u2019Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio, competente per territorio. E possono finalmente ispirare la propria azione alle migliori prassi internazionali.<br \/>Negli ultimi anni, i principali musei europei hanno cambiato pelle, si sono trasformati in \u201cmultinazionali della cultura\u201d, moltiplicando gli spazi e le attivit\u00e0, puntando sulla formazione e sulle nuove tecnologie, esportando mostre e progetti in tutto il mondo. Basti guardare al Louvre, che dalla fine degli anni ottanta a oggi ha triplicato le superfici espositive (180mila metri quadri) e i visitatori (oggi 9 milioni all\u2019anno).<br \/>Anche numerosi Musei italiani hanno intrapreso un percorso di modernizzazione. Una ricerca presentata la scorsa settimana dal Ministro Franceschini dimostra che i soli Musei Statali valgono l\u20191,6% del PIL, 27 miliardi di euro e 117mila occupati.<br \/>Ogni anno vengono visitati da 24 milioni di turisti culturali, di cui i tedeschi rappresentano la principale componente estera. Vi \u00e8 ancora un potenziale largamente inespresso, soprattutto nelle nuove tecnologie, che potrebbe far lievitare a 40 miliardi di euro il valore prodotto e a 200.000 unit\u00e0 gli occupati entro il 2030.<\/p>\n<p>Anche il Ministero degli Esteri ha potenziato nell\u2019ultimo decennio i propri strumenti di diplomazia culturale. Nel <strong>2011<\/strong> \u00e8 stata istituita la Direzione Generale per la promozione del Sistema Paese, integrando le competenze delle ex Direzioni Generali per la cooperazione culturale e scientifica e per la promozione economica.<br \/>Nel <strong>2017<\/strong> \u00e8 stato poi creato un Fondo ad hoc per il potenziamento della cultura e della lingua italiana all\u2019estero che ha messo a disposizione &#8211; nel quadriennio 2017-2020 &#8211; 150 milioni di euro per attivit\u00e0 di promotion integrata: grazie a tale strumento, \u00e8 stato possibile mettere a punto una strategia istituzionale di tutto il Sistema-Paese in risposta alla \u201cdomanda di Italia\u201d nel mondo, attraverso 8.000 iniziative di promozione culturale, economica e scientifica in 250 citt\u00e0 in tutto il mondo.<br \/>La Germania \u00e8 il primo Paese in Europa per numero di attivit\u00e0, circa 200 ogni anno e per loro rilevanza.<\/p>\n<p>Indubbiamente, resta ancora molto da fare: l\u2019Italia \u00e8 il Paese pi\u00f9 \u201cinstagrammato\u201d al mondo, e il <strong>Made in Italy<\/strong> \u00e8 il terzo brand pi\u00f9 noto dopo Coca Cola e Visa. Eppure ci collochiamo solo al decimo posto mentre gli Stati Uniti sono al primo posto e Germania, Francia, Giappone e Regno Unito si contendono le successive quattro posizioni.<\/p>\n<p>Oggi il \u201cSoft Power\u201d dell\u2019Italia vive in ampia parte fuori dalle istituzioni. Sta nella ricchezza della sua storia e della sua cultura, nel fascino del suo gusto e delle sue abitudini. Nel suo stile di vita: in quel \u201cVivere all\u2019Italiana\u201d che \u00e8 divenuto il leitmotiv del Ministero degli Esteri per gli eventi di promotion integrata.<br \/>Ma anche nel talento dei suoi artisti, professionisti e ricercatori che illuminano il mondo con la forza della loro creativit\u00e0 e della loro competenza.<\/p>\n<p>Molto resta da fare, ma molto anche \u00e8 stato fatto, soprattutto negli ultimi cinque anni. Expo\u2019 2015 \u00e8 stata &#8211; con i suoi 21,5 milioni di visitatori &#8211; un\u2019occasione unica per valorizzare la capacit\u00e0 attrattiva del nostro Paese e per posizionarlo al centro del dibattito internazionale su questioni strategiche per l\u2019umanit\u00e0 nei prossimi decenni, come l\u2019accesso al cibo e la sostenibilit\u00e0 alimentare del pianeta.<\/p>\n<p>Le riforme organiche, non solo dei Musei, ma anche del Cinema e del Teatro promosse nel 2016, hanno notevolmente accresciuto i nostri strumenti di diplomazia culturale, grazie a sistemi di crediti d\u2019imposta per le imprese intenzionate a impegnarsi nel mecenatismo culturale, nonch\u00e9 alle case cinematografiche internazionali interessate ad avviare co-produzioni con l\u2019Italia che hanno certamente accresciuto la nostra attrattivit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Penso anche che debba convintamente promosso un rafforzamento degli <strong>strumenti europei di <em>Soft Power<\/em><\/strong>. Innanzitutto perch\u00e9 complessivamente l\u2019Europa \u00e8 il principale produttore di prodotti culturali digitali al mondo, oltre che il principale consumatore. E parlando con una voce sola, potremmo &#8211; anche dinnanzi alle grandi piattaforme digitali &#8211; essere un interlocutore determinante, anche quando si discute delle <strong>remunerazioni del diritto d\u2019autore sulle piattaforme online<\/strong>.<br \/>Credo che quando mercoled\u00ec 16 ottobre si aprir\u00e0 a Francoforte la <strong>Buchmesse<\/strong>, tuttora la pi\u00f9 grande manifestazione al mondo dell\u2019editoria, cartacea e digitale, anche questo sar\u00e0 un tema.<\/p>\n<p>In secondo luogo, anche nell\u2019ambito del soft power il sistema di relazioni internazionali si \u00e8 fatto sempre di pi\u00f9 policentrico. Oggi ci troviamo in piena \u201c<strong>Wettbewerb der Narrativen<\/strong>\u201d, in piena concorrenza fra narrazioni contendenti, per riprendere il tema di un interessante documento del Ministero degli Esteri tedesco sulla riforma della politica estera culturale.<\/p>\n<p>Oggi molti Paesi, non solo occidentali, mettono il \u201csoft power\u201d, la cosiddetta \u201cdiplomazia di influenza\u201d come la chiamano i francesi, al centro di una nuova \u201ccorsa agli armamenti\u201d: non pi\u00f9 missili o portaerei, ma canali all-news, centri culturali, scuole di lingua, mostre d\u2019arte e campagne online.<br \/>Anche qui dobbiamo saper dialogare alla pari. In questo, il ruolo delle Universit\u00e0 e degli Archivi, come depositari del sapere &#8211; anche digitale &#8211; in un mondo in cui si moltiplicano i casi di \u201cfake news\u201d e di letture stereotipate di fenomeni complessi, rimane fondamentale.<br \/>Oggi l\u2019Italia ha 102 Archivi di Stato: in molti di questi sono custodite opere centenarie. Possiamo creare oggi digital libraries su scala continentale, come ad esempio stiamo facendo con un progetto fra l\u2019Istituto Max Planck per la Storia della Scienza e il Museo Galileo a Firenze, che sar\u00e0 presentato alle Biblioteche di Stato di Berlino il prossimo anno.<\/p>\n<p>Molto pu\u00f2 essere fatto anche attraverso nel campo della <strong>promozione delle lingue europee nel mondo<\/strong>. Oggi stanno imparando il tedesco 15,5 milioni di persone, mentre 2,1 milioni studiano l\u2019Italiano. Imparare una lingua non significa soltanto memorizzare una sintassi, o un\u2019ortografia. \u00c8 soprattutto avvicinarsi alla cultura di un Paese.<br \/>Questo vale soprattutto nel caso di Italia e Germania, due nazioni che per secoli hanno trovato nella lingua il principale fattore identitario e hanno conseguito un\u2019unit\u00e0 nazionale \u201cin ritardo\u201d rispetto ad altri Paesi protagonisti della storia europea.<br \/>Al \u201cBel Paese l\u00e0 dove il s\u00ec suona\u201d di dantesca memoria corrisponde, per la Germania, il latino medievale theodiscus derivato dall&#8217;antico tedesco <em>theod<\/em> ossia &#8220;lingua del popolo &#8220;. Appartenere alla \u201cNazione Germanica\u201d (che contava nella seconda met\u00e0 del 1500 pi\u00f9 di 6.000 iscritti alla Universit\u00e0 di Padova) significava innanzitutto parlarne la lingua. <strong>La Lingua del Popolo: il \u201cvulgaris\u201d latino<\/strong>.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019Europa \u00e8 chiamata a sviluppare una nuova \u201ckoin\u00e9\u201d. Ricordo che nel <strong>2014<\/strong> fu proprio la Presidenza italiana del Consiglio dell\u2019Unione Europea a proporre il rilancio della diplomazia culturale dell\u2019Unione, che porter\u00e0 all\u2019adozione da parte della Commissione di un Piano organico di intervento, presentato da Federica Mogherini, l\u20198 giugno 2016, posto sotto le competenze dell\u2019Alto rappresentante PESC, in modo da rafforzarne la dimensione di \u201csoft power\u201d.<\/p>\n<p>Il documento \u00ab<a href=\"http:\/\/www.cultureinexternalrelations.eu\/\">Towards an EU Strategy for International Cultural Relations<\/a>\u00bb poneva l\u2019accento sul ruolo dell\u2019Unione nel promuovere il dialogo interculturale e prevedeva la creazione di una \u201cPiattaforma culturale\u201d europea.<br \/>Altro strumento di raccordo e implementazione \u00e8 costituito dalla <strong>rete di EUNIC<\/strong> sorta nel <strong>2006<\/strong>, che riunisce oggi su base volontaria 36 istituzioni di promozione culturale degli Stati Membri, e che si \u00e8 gi\u00e0 resa protagonista di attivit\u00e0 congiunte, come durante la tre giorni di \u201cWeltempfang\u201d alla Fiera del Libro di Francoforte. Dal giugno 2019, l\u2019Italia detiene per la prima volta la presidenza annuale dell\u2019organismo.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario per noi europei sviluppare una nostra koin\u00e9, perch\u00e9 la concorrenza dei Paesi extra-europei nello sviluppare propri autonomi strumenti di diplomazia di influenza si \u00e8 fatta spregiudicata. Gli <strong>Istituti Confucio<\/strong>, fondati nel 2004, sono oggi pi\u00f9 di cinquecento in tutto il mondo. Anche le <strong>Fondazioni Russkiy Mir<\/strong> sono pi\u00f9 di un centinaio, e l\u2019influenza delle reti televisive dei Paesi del Golfo continua a crescere, anche al di fuori dello spazio arabo-islamico.<\/p>\n<p>Promuovere un soft power autenticamente europeo \u00e8 una prospettiva che non ci deve spaventare.<\/p>\n<p>L\u2019Italia fra il 1550 e il 1650, in quello che lo storico francese Fernand Braudel ha definito il nostro \u201cGrand Si\u00e9cle\u201d, ha saputo irradiare, senza neppure avere alle spalle uno Stato nazionale, la propria cultura come mai prima di allora.<\/p>\n<p>All\u2019epoca inventammo dei veri e propri \u201cformat\u201d: le Accademie delle Belle Arti, i Teatri dell\u2019Opera, le fabbriche di strumenti musicali. \u00c8 questo il punto decisivo. La capacit\u00e0 di far leva sul patrimonio per reinterpretare il nostro ruolo nel mondo.<br \/>Non da custodi, ma da innovatori. Da imprenditori, e &#8211; perch\u00e9 no &#8211; anche da maestri.<\/p>\n<p>\u00c8 il ruolo di chi, per secoli, ha costruito pazientemente una cultura e un \u201csaper fare\u201d che mette l\u2019uomo e la sua dignit\u00e0 al centro del mondo. Non gi\u00e0 una fede. Non un\u2019ideologia n\u00e8 una tecnica, per quanto rivoluzionaria (\u201cdisruptive\u201d) essa sia.<\/p>\n<p>Bens\u00ec l\u2019uomo nella sua semplice &#8211; e imperfetta &#8211; presenza nel mondo, fine ultimo e mai strumento di qualcuno o di qualcosa.<br \/>Il che naturalmente comporta la capacit\u00e0 di distinguere sempre il fine dai mezzi per conseguirlo. Pu\u00f2 sembrare una banalit\u00e0, una Selbstverst\u00e4ndlichkeit, come si dice qui in Germania.<\/p>\n<p>Eppure, nulla si \u00e8 rivelato meno scontato, nel recente passato delle ideologie totalizzanti e del mito della modernit\u00e0 imperante.<\/p>\n<p>Nulla \u00e8 meno scontato oggi, nell\u2019attuale fase di \u201cpresentismo\u201d e di governi \u201cdelle moltitudini\u201d.<\/p>\n<p>Auguro a tutti voi un bel semestre invernale e vi ringrazio della vostra attenzione<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sehr geehrter Herr Pr\u00e4sident, Professor Doktor G\u00fcnter Ziegler,Sehr geehrter Herr Dekan, Professor Doktor Georg Bertram,Sehr geehrter Herr Direktor, Professor Doktor Bernhard Huss,cara Direttrice Michela De Riso, es ist f\u00fcr mich eine Ehre und eine Freude, das Programm des Wintersemesters des Italienzentrums zu er\u00f6ffnen. L\u2019Italienzentrum \u00e8 un partner strategico dell\u2019Ambasciata e dell\u2019Istituto italiano di Cultura a [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"tags":[],"class_list":["post-4226","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4226","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4226"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4226\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4226"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4226"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}