﻿{"id":4500,"date":"2017-03-24T11:08:30","date_gmt":"2017-03-24T10:08:30","guid":{"rendered":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2017\/03\/intervento-del-presidente-del-consiglio\/"},"modified":"2017-03-24T11:08:30","modified_gmt":"2017-03-24T10:08:30","slug":"intervento-del-presidente-del-consiglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambberlino.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2017\/03\/intervento-del-presidente-del-consiglio\/","title":{"rendered":"Intervento del Presidente del Consiglio Gentiloni al Senato in occasione della Conferenza straordinaria dei Presidenti dei Parlamenti dell&#8217;Unione Europea, 17.03.2017"},"content":{"rendered":"<p>RESOCONTO STENOGRAFICO<\/p>\n<p>Paolo GENTILONI SILVERI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, signore Presidenti e signori Presidenti, gentili ospiti, noi avremo frequentemente, in questi giorni, da qui a sabato prossimo e oltre, da convivere con il paradosso del fatto che, in uno dei momenti pi\u00f9 difficili dell&#8217;Unione europea, parleremo molto spesso delle sue conquiste, dei suoi risultati, dei regali che ha fatto alla nostra generazione e alle generazioni che verranno. Penso che dobbiamo essere consapevoli di questa difficolt\u00e0 e non farcene intimidire. Non \u00e8 che noi raccontiamo le conquiste e i successi dell&#8217;Unione europea per farci coraggio tra noi, le \u00e9lite politiche del continente. Li raccontiamo perch\u00e9 sono la storia di questi sessant&#8217;anni e perch\u00e9 questa storia, diciamo la verit\u00e0, \u00e8 scarsamente conosciuta, \u00e8 stata scarsamente valorizzata e conoscerla poco e valorizzarla poco \u00e8 stato un nostro errore, una delle cause delle nostre difficolt\u00e0. (Applausi).<\/p>\n<p>Non dobbiamo avere timore in questi giorni, quando ricordiamo, com&#8217;\u00e8 stato fatto in questo pomeriggio, le conquiste di pace, le conquiste di welfare, la grande forza economica (l&#8217;Unione europea \u00e8 stata definita la superpotenza tranquilla) e soprattutto le conquiste di libert\u00e0. Un grande europeo, V\u00e1clav Havel, parlava dell&#8217;uscita del suo Paese dalla dittatura definendola come un ritorno all&#8217;Europa. L&#8217;idea, in sostanza, che l&#8217;Europa sia stato un magnete capace di attrarre, prima nella penisola iberica, poi in Grecia, poi all&#8217;Est del nostro continente, verso la libert\u00e0, la democrazia, la societ\u00e0 aperta.<\/p>\n<p>Ora, nel momento in cui ricordiamo senza timidezza ci\u00f2 che \u00e8 stata l&#8217;Unione europea e ci\u00f2 che siamo, di fronte a noi c&#8217;\u00e8 l&#8217;alternativa che riguarda i nostri prossimi anni. L&#8217;alternativa \u00e8 tra rimpiangere queste conquiste e questi valori e difenderli: se non li difendiamo, li rimpiangeremo e penso che nell&#8217;Aula del Senato dobbiamo dire con coraggio che questo \u00e8 il momento di difenderli per evitare di doverli rimpiangere. (Applausi). C&#8217;\u00e8 una base popolare per fare questa operazione. Credo &#8211; prima ho ascoltato il bellissimo intervento di Frans Timmermans &#8211; che in questa settimana ci siamo sentiti un po&#8217; tutti olandesi in un certo senso. Con l&#8217;Olanda, ogni tanto, abbiamo delle discussioni sulle politiche finanziarie dell&#8217;Unione europea, ma quello \u00e8 stato un risultato che ci ha fatto sentire tutti pi\u00f9 convintamente europeisti. Naturalmente per difenderli e non dover rimpiangere questi valori dobbiamo capire la natura delle difficolt\u00e0 che abbiamo davanti. Non sono delle difficolt\u00e0 necessariamente transitorie o effimere. Certo, ci sono state delle decisioni politiche &#8211; lo ricordava prima il senatore Monti &#8211; che hanno portato il 23 giugno il Regno Unito a decidere per la Brexit e ci sono state e ci sono delle posizioni soggettive di alcune forze politiche e di alcuni partiti che spingono in una direzione contro l&#8217;Europa, per\u00f2 la sfida che abbiamo davanti dipende da tendenze che scavano in profondit\u00e0 sulla realt\u00e0 dell&#8217;Europa e sull&#8217;edificio dell&#8217;Unione europea perch\u00e9, in primo luogo, abbiamo a che fare con le difficolt\u00e0 economiche del nostro continente e, in particolare, delle classe medie e medio-basse. Se allarghiamo lo sguardo agli ultimi venti anni, ci rendiamo che a livello globale c&#8217;\u00e8 stato l&#8217;ingresso nel benessere o, comunque, l&#8217;uscita dalla povert\u00e0 di centinaia e centinaia di milioni di persone, innanzitutto in Asia. Questo ha creato in parte anche delle conseguenze negative dalle parti nostre. Nel 2007\u20112008 abbiamo avuto la pi\u00f9 grave crisi economica dal dopoguerra. Ogni tanto tendiamo a dimenticarcelo. Contemporaneamente abbiamo avuto nel Mediterraneo, avendo questo come centro, minacce alla nostra sicurezza che in gergo sono definite asimmetriche, ma certamente diverse sia dalla fase della divisione dell&#8217;Europa in due blocchi e sia dalla stagione del terrorismo degli anni Settanta in diversi Paesi europei. Questa minaccia che si \u00e8 insediata nel cuore del Mediterraneo ha destabilizzato in profondit\u00e0 i nostri Paesi e le nostre societ\u00e0 e poi abbiamo avuto i grandi flussi migratori che hanno influito. Quindi, se vogliamo difendere le nostre conquiste dobbiamo guardare negli occhi, riconoscendoli, i problemi che scavano e creano difficolt\u00e0 alla nostra Unione europea. Una parte dei nostri concittadini &#8211; questo \u00e8 il punto &#8211; si sente oggi pi\u00f9 minacciata e meno protetta e cerca risposte a questa sensazione di minore protezione nella riscoperta delle proprie radici e della propria identit\u00e0 che, tuttavia, molto spesso si rivolge alla riscoperta di sentimenti iper sovranisti o addirittura nazionalistici.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il punto fondamentale nella situazione in cui ci troviamo: la crisi che scava e la risposta in soluzioni che di per s\u00e9 sono comprensibili. Infatti, quando ti senti minacciato e senti venir meno la tua protezione, cerchi risposta nel tuo luogo, nella tua radice e nella tua identit\u00e0, ma se la tua identit\u00e0 diventa chiusura, ostilit\u00e0 verso le differenze e contrapposizione nei confronti dei vicini, da qui nascono le premesse per ripetere esperienze terribili della nostra storia europea, come ha ricordato il presidente Napolitano nel suo intervento. Non siamo indulgenti verso la tendenza della riscoperta identitaria, verso il nazionalismo e la contrapposizione tra i diversi Paesi. (Applausi). Sono processi di cui possiamo vedere la nascita ma che, se non freniamo in tempo, faremo fatica a fermare quando si saranno affermati e sviluppati pi\u00f9 del dovuto. La risposta non pu\u00f2 essere quella di un&#8217;Europa che si ferma e sceglie di affrontare gli ostacoli stando in surplace, ma deve essere inevitabilmente quella di un&#8217;Europa che va avanti.<\/p>\n<p>Quali sono, quindi, gli obiettivi che possiamo realisticamente porci nell&#8217;occasione della celebrazione, sabato 25 marzo, dei Sessant&#8217;anni dei Trattati di Roma? Sono principalmente due: il primo \u00e8 il messaggio che l&#8217;Europa non pu\u00f2 stare ferma, ma deve andare avanti e deve farlo anche scontando la necessaria flessibilit\u00e0 che il suo andare avanti pu\u00f2 richiedere. Sapete che su questo punto \u00e8 in corso una discussione molto ampia, i cui binari sono stati impostati dal Libro bianco della Commissione europea e cui hanno contribuito in modo molto importante le tre relazioni del Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 molto semplice: andare avanti non significa affatto se scegliere di escludere qualcuno. L&#8217;ho detto a Strasburgo e lo ripeto qui: l&#8217;Italia non accetter\u00e0 mai che si scelga una divisione tra Europa dell&#8217;Est e Europa dell&#8217;Ovest o tra Europa di serie \u00abA\u00bb e Europa di serie \u00abB\u00bb. Noi che siamo uno dei Paesi fondatori vogliamo andare avanti insieme, con un&#8217;Europa a 27, ma non vogliamo che la velocit\u00e0 e la direzione di marcia di questa Europa sia principalmente stabilita dai Paesi pi\u00f9 riluttanti in questo percorso.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 niente di rivoluzionario in questo. Sono i Trattati di Lisbona a prevedere la possibilit\u00e0 di compiere operazioni di cooperazione rafforzata; siamo noi che non l&#8217;abbiamo fatto. Non si sta proponendo qualcosa di rivoluzionario. Siamo noi che dobbiamo utilizzare gli strumenti dei trattati per non dare l&#8217;idea a quei cittadini preoccupati, che si sentono scarsamente protetti, di un&#8217;Europa immobile, ferma e non in grado di dare risposte.<\/p>\n<p>L&#8217;altro obiettivo, oltre all&#8217;idea di un&#8217;Europa che prende l&#8217;iniziativa, \u00e8 quello di dare risposte a quelle tre o quattro questioni di cui in molti, insieme ai presidenti Tajani e Donald Tusk, hanno parlato nei loro interventi e sappiamo quali sono.<\/p>\n<p>Sappiamo che si pu\u00f2 fare finalmente qualcosa di pi\u00f9 sul terreno della sicurezza e della difesa; esattamente quel terreno su cui ci fu una falsa partenza, sessantacinque anni fa, oggi pu\u00f2 essere un terreno su cui si pu\u00f2 andare pi\u00f9 avanti. Significa dare risposte al tema dell&#8217;immigrazione, perch\u00e9 sappiamo bene che l&#8217;idea di un&#8217;Europa che lascia a pochi Paesi scelti, non da Bruxelles, ma dalla geografia, la responsabilit\u00e0 dell&#8217;intero peso delle politica migratoria \u00e8 un&#8217;Europa che non risponde alle esigenze a cui dovrebbe far fronte.<\/p>\n<p>Infine, vi \u00e8 il grande tema della crescita, degli investimenti, dell&#8217;Europa dello sviluppo. Non facciamoci attrarre da un&#8217;idea per la quale alcuni dati pi\u00f9 incoraggianti sul piano macroeconomico &#8211; che ci sono e ce li ha descritti nell&#8217;ultimo Consiglio europeo il presidente Draghi nella sua informazione &#8211; si confondano con l&#8217;illusione che le difficolt\u00e0 sociali che abbiamo in Europa siano vicine ad essere superate, perch\u00e9 non \u00e8 cos\u00ec. Il lavoro per gli investimenti, l&#8217;occupazione e la promozione della crescita \u00e8 un lavoro che deve andare avanti; guai a fermarsi oggi, nel momento in cui finalmente l&#8217;Europa si riprende gradualmente sul terreno della crescita.<\/p>\n<p>Saranno quindi queste giornate, e in particolare la giornata dell&#8217;anniversario di sabato, l&#8217;occasione, spero propizia, per rilanciare questo percorso. Io mi auguro di poterlo fare con la spinta di voi membri del Parlamento, e non solo con l&#8217;avallo e l&#8217;approvazione, che \u00e8 necessaria. Noi, quando andiamo ai Consiglio europei, tutte le volte facciamo un dibattito con un voto, in Italia e negli altri Paesi; facciamo un dibattito nel nostro Parlamento nazionale, dando al Governo un mandato su che cosa bisogna portare al Consiglio europeo. Talvolta questo mandato, tra l&#8217;altro, non \u00e8 sempre frutto di un dibattito della ricchezza che meriterebbe, ma io non chiedo solo a voi, membri del Parlamento, un avallo a questa speranza di rilancio del percorso europeo; vi chiedo, come \u00e8 giusto, di esserne protagonisti, perch\u00e9 senza legittimazione democratica, un percorso di questo genere, che ha nei valori della libert\u00e0 e della democrazia i suoi valori fondanti, non pu\u00f2 fare passi avanti. Quindi l&#8217;Europa pu\u00f2 essere rilanciata, e lo pu\u00f2 anche nella misura in cui dal Parlamento europeo e dai Parlamenti nazionali verr\u00e0 ai suoi Governi la spinta nella direzione giusta di cui abbiamo davvero bisogno. Vi ringrazio. (Applausi).<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Ringrazio tutti di essere intervenuti oggi.<\/p>\n<p>Invito i Capi delegazione a scendere nell&#8217;Emiciclo per la foto ufficiale, prima di accompagnarmi presso la Sala Koch per visitare la mostra \u00abLibri che hanno fatto l&#8217;Europa. Governo dell&#8217;economia e democrazia dal XV al XX secolo\u00bb.<\/p>\n<p>(La Conferenza termina alle ore 17,37).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"RESOCONTO STENOGRAFICO Paolo GENTILONI SILVERI, presidente del Consiglio dei ministri. 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